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Progetti nelle carceri

In Laboratori sartoriali/ Progetti nelle carceri

Gelso | Sartoria sociale

Gelso | Sartoria sociale
La Sartoria sociale

Gelso | Sartoria sociale

Gelso | Sartoria sociale nasce alla fine degli anni Novanta quando un gruppo di volontarie dà vita a una piccola sartoria nei locali dell’Istituto delle Rosine, in pieno centro storico a Torino. Il laboratorio, nato per favorire l’inserimento lavorativo di persone in difficoltà attraverso la trasmissione di competenze professionali spendibili, si caratterizza fin dalle origini per la produzione artigianale di qualità. La sartoria offre lavoro a detenuti in semi-libertà, persone diversamente abili, persone vittime di violenza e stranieri, tutte accomunate dalla necessità di inserirsi in un tessuto sociale.

La sartoria sociale Gelso
La sartoria sociale Gelso

La nascita del laboratorio della casa circondariale

Prima di tutto l’inclusione sociale è l’obiettivo del’ attività Gelso. In questa prospettiva nasce nell’autunno 2017 il laboratorio all’interno della sezione femminile della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino: un luogo creato per offrire occasioni di impiego alle detenute, nella convinzione che il lavoro svolga un ruolo determinante nel percorso rieducativo e di reinserimento di chi assolve la pena.

Il lavoro sartoriale
Il lavoro sartoriale

L’organizzazione della sartoria

All’interno della sartoria si organizzano corsi e workshop dove si apprende come riparare maglioni, attaccare bottoni, creare piccoli manufatti, fino all’utilizzo di scarti tessili. Ed è proprio su quelli che comunemente chiamiamo “scarti” che la sartoria porta avanti la propria azione di sensibilizzazione in un’ottica di recupero. L’obiettivo è lavorare il più possibile con il fine serie e con gli avanzi di magazzino. Infatti Oggi una delle priorità della Sartoria è impegnarsi sul tema della sostenibilità.

Immagine della campagna promozionale Gelso

I servizi che offre la sartoria

La Sartoria realizza una piccola linea di abbigliamento quotidiano, prodotta recuperando ogni scampolo di tessuto e secondo tempi e modi di lavoro che rispettino la persona. Inoltre realizza abiti su misura sia da uomo, che da donna, per bambini e per cerimonie. Produce abbigliamento in conto terzi, e questa attività spazia dalla creazione dei modelli sino alla consegna del capo finito.

Immagine della campagna promozionale Gelso

Qui potete dare un occhio al catalogo online 

Fonti:
www.sartoriagelso.it
Pagina Facebook
Pagina Instagram
dressthechange.org
www.italiachecambia.org

Beatrice Bracchi

In Laboratori/ Laboratori sartoriali/ Progetti nelle carceri

Banco lotto n°10 | Venezia

Il negozio di Banco lotto n°10 a Venezia
Il negozio di Banco lotto n°10 a Venezia

Le ristrette del banco lotto n°10

Le ristrette del banco lotto n°10 è così che si chiamano il brand e l’omonimo negozio di abiti creati dalla sezione femminile del carcere della Giudecca di Venezia.
La sartoria nasce, dell’impegno della Cooperativa Il Cerchio che, da oltre vent’anni è impegnata nel creare attività e occupazioni per chi si trova in carcere o sconta pene alternative tra Venezia e Treviso. Dal 2003 infatti, la Cooperativa sociale ha creato all’interno del carcere veneziano un laboratorio sartoriale, dove le ristrette imparano l’arte di taglio e cucito. Quest’iniziativa ha come primario obiettivo quello di dare l’opportunità alle detenute di imparare un mestiere, competenza determinante per un loro positivo reinserimento nella società.

Un abito della collezione Banco lotto n°10
Un abito della collezione Banco lotto n°10

La sartoria

La coordinatrice della sartoria insegna a 6/7 ristrette del Carcere Femminile della Giudecca l’arte del cucito e le migliori tecniche di taglio e cucito. Le donne imparano un lavoro creativo e artigianale.  Offrire l’opportunità di imparare un lavoro, sarà fondamentale per un reinserimento positivo nella società. Gli abiti sono tutti disegnati e pensati dalla Coordinatrice, coadiuvata da una sarta professionista e una cartamodellista. Si lavora con tessuti di altissima qualità.  Ogni capo, dal disegno, al taglio fino alla confezione è realizzato nella sartoria dietro le porte blindate del carcere. Inoltre vengono coinvolte importanti ditte tessili da cui cominciano ad arrivare scampoli in quantità rilevante ed è con questi tessuti che il prodotto sartoriale diventa di più alta qualità. 

I tessuti  utilizzati dal Banco lotto n°10
I tessuti utilizzati dal Banco lotto n°10

La boutique

Tutti i prodotti (abiti, giacche, borse, accessori moda) sono venduti al BANCO LOTTO N° 10 in Salizada Sant’Antonin 3478/a Castello a Venezia.  Il negozio è proprio Banco Lotto n.10 che prende il nome dal luogo dove in passato sorgeva un antica ricevitoria del gioco del lotto. Gli abiti delle ristrette sono venduti solamente in quest’unico punto vendita ma con un’eccezione, infatti tutti gli anni la Biennale del cinema di Venezia mette a disposizione del brand uno spazio durante il periodo del festival.

Un abito della collezione Banco lotto n°10
Abiti della collezione Banco lotto n°10
Un abito della collezione Banco lotto n°10
Un abito della collezione Banco lotto n°10

Il laboratorio esterno

Non molto lontano, a Sacca Fisola, “Il Cerchio” ha avviato anche un laboratorio esterno nato per offrire lavoro alle donne della sartoria una volta uscite dal carcere. Fin dalla sua origine, questo secondo laboratorio ha operato a fasi alterne: al momento è attivo, e viene utilizzato anche come magazzino.

Un abito della collezione Banco lotto n°10
Un abito della collezione Banco lotto n°10

La sfilata

Vestiti, Usciamo! è sfilata evento che, da qualche anno, viene organizzata per far conoscere la nuova collezione di Banco Lotto n.10, che diventa così una realtà consolidata e conosciuta.  La sfilata è la perfetta unione tra il mondo penitenziario veneziano e quello più “leggero” della vita mondana della città.

La sfilata del banco lotto n°10 del 2018
La sfilata del banco lotto n°10 del 2018

Fonti:
smackonline.it
Ilpolopositivo.com
Pagina Facebook del banco lotto n°10
ilcerchiovenezia.it

Beatrice Bracchi

In Progetti nelle carceri

O’press | Laboratorio etico serigrafico

Laboratorio serigrafico artigianale.
Laboratorio serigrafico artigianale.

O’press | laboratorio etico serigrafico

O’press | laboratorio etico serigrafico, è nato all’interno della Sezione Alta Sicurezza del Carcere di Genova  Marassi. Un luogo di lavoro e incontro in cui alcune persone detenute, formate e regolarmente assunte, cercano di dare un senso alla loro detenzione. Attraverso la realizzazione di stampe serigrafiche su tessuti, soprattutto t-shirt. Da qui anche il nome del progetto che ruota attorno a un doppio significato. Infatti da una parte ci fa pensare all’ oppressione della detenzione ma ricorda anche la gestualità della stampa a mano.

I gesti e la manualità all'interno del laboratorio o'press.
I gesti e la manualità all’interno del laboratorio o’press.

Le collaborazioni

Il progetto O’Press nasce nel 2008 dalla collaborazione tra Bottega Solidale, l’Istituto scolastico Vittorio Emanuele-Ruffini, l’associazione Teatro Necessario e la Fondazione De Andrè. Lo scopo è quello di abbinare all’ attività principale di promotori del commercio equo, il tema della rieducazione carceraria. Soprattutto in questi anni, grazie al sostegno delle Botteghe del Commercio Equo e Solidale, siamo cresciuti molto. Sono migliorate le nostre capacità di produzione, ed è aumentata la qualità del nostro lavoro sotto tanti punti di vista. Dall’attenzione al cliente, al valore e alla tipologia delle stampe.

Le t-shirt della collezione
Le t-shirt della collezione

La produzione

O’Press rappresenta un progetto sociale al 100% le maglie sono di cotone biologico, provengono da fornitori certificati, vengono lavorate all’interno della Casa Circondariale di Marassi. Tutto il processo di stampa serigrafica viene fatto artigianalmente da quattro persone detenute, che attraverso l’impegno e la grande passione che mettono nel loro lavoro cercano di dare un senso alla loro detenzione.

Io sogno fortissimo, lo slogan della campagna di raccolta fondi.
Io sogno fortissimo, lo slogan della campagna di raccolta fondi.

Perché appoggiare il progetto

Innanzitutto il lavoro in carcere rappresenta un pilastro della rieducazione. Si è visto che gli incarichi più formativi sono proprio quelli per le imprese che creano un ponte con la società e fanno svolgere ai detenuti attività richieste dal mercato. La riabilitazione è un processo che può iniziare ma che deve proseguire anche fuori. Rimanere nell’inattività aspettando che il tempo passi durante il periodo di detenzione, non avere nessuna occupazione intellettuale o manuale, non permette di riflettere sulla propria vita e di generare cambiamenti positivi.

O’PRESS dal 2008 confeziona sogni e ora ha bisogno proprio di te. QUI la campagna di raccolta fondi. Compila il form di donazione per ricevere in omaggio la tua t-shirt.

Fonti:

www.bottegasolidale
Pagina facebook

In Laboratori sartoriali/ Progetti nelle carceri

Sartoria Sanvittore | Not charity, just work

Immagini della campagna pubblicitaria della cooperativa Alice
Immagini della campagna pubblicitaria della cooperativa Alice

Not charity, just work

La sartoria Sartoria Sanvittore a Milano è un progetto nato nel 2008 dall’impegno della cooperativa Alice, un ente che dal 1992 opera nel campo sociale. Con il motto Not charity, just work la Sartoria si impegna a restituire dignità a donne emarginate attraverso il lavoro sartoriale. La loro mission è la costruzione di una società inclusiva. Di fatto vogliono restituire centralità alla persona e sostenere lo sviluppo sostenibile attraverso l’artigianalità del Made in Italy e le filiere etiche. Con il suo impegno quotidiano ha consentito a più di 450 donne emarginate di raggiungere l’indipendenza economica restituendo loro una nuova chance di futuro. Con le sue attività dimostra come la restituzione di dignità attraverso il lavoro non sia solo un modello di business efficace, ma un investimento sociale utile ed efficace per tutti.
Il lavoro fa scattare una serie di meccanismi emotivi, ma dipende sempre dalla persona. Chi si è salvato, si è sempre salvato da solo, grazie a delle opportunità.

Immagini della campagna pubblicitaria della cooperativa Alice
Immagini della campagna pubblicitaria della cooperativa Alice

La mission

Per la cooperativa Alice il lavoro è lo strumento principe per riportare al posto giusto persone, valori, ruoli, relazioni.
Attraverso l’arte della sartorialità italiana cerca di ristabilire un giusto equilibrio tra la legalità, le donne che hanno commesso reato e la società stessa. Attiva dal 1992 ha supportato nei percorsi di re-inserimento sociale più di 450 donne in difficoltà. Così la cooperativa ha maturando una competenza specifica nella conduzione di percorsi di riabilitazione di persone ristrette nella libertà.
I laboratori artigianali sono attivi all’interno del carcere di Monza (pelletteria), nel carcere di San Vittore e Bollate (sartorie) a Milano, e nella sede esterna della cooperativa (sartoria) per consentire il proseguio del progetto di riabilitazione anche una volta terminata la pena.
La Cooperativa re-investe totalmente gli utili derivanti dalle sue lavorazioni in percorsi di formazione e inclusione lavorativa per combattere la recidiva di reato e restituire dignità alle persone, ed educare la società alla sostenibilità sociale.

Siamo tutti Alice
Siamo tutti Alice.

La sfida

Nei laboratori della cooperativa, non solo le donne riconquistano l’indipendenza, ma stanno diventando parte di una tradizione più ampia, quella delle tecniche artigianali italiane. La loro sfida è quella di rompere gli stigma. Non è detto che se una produzione è fatta da una cooperativa sociale debba essere di bassa qualità. Anzi all’interno dei laboratori vengono realizzati anche una serie di accessori e abiti in collaborazione con marchi di moda oltre che – potrà sembrare ironico – toghe su misura per i magistrati per una vero e propria ricongiungimento con la legalità. Nelle fotografie della campagna pubblicitaria un cerchio rosso protegge il volto delle sarte, perché ciò che realmente conta e definisce l’identità di ognuno di noi è ciò che creiamo con le nostre mani.

Vincino per Cooperativa Alice, 2010
Vincino per Cooperativa Alice, 2010

Sostieni la campagna di raccolta fondi per garantire ossigeno ai progetti della cooperativa a favore delle donne in difficoltà. Qui

Fonti:
Cooperativa Alice
www.vita.it
Le strade di Milano
Pagina facebook

Beatrice Bracchi



In Laboratori sartoriali/ Progetti nelle carceri

Kamba sartoria | Un legame con le origini

I ragazzi della sartoria
I ragazzi della sartoria

Modelli italiani e stoffe africane si incontrano a Genova, Kamba è la sartoria in cui avviene il dialogo.

Kamba è una sartoria sociale nata all’interno della cooperativa genovese Un’Altra Storia. Fa parte di un progetto sociale che vede protagonisti i richiedenti asilo. Nasce l’idea di creare un legame tra le nostre origini, cercando un continuo dialogo. Kamba in Swahili (lingua diffusa in gran parte dell’Africa) significa corda. Una corda che mantiene i legami con le origini, pertanto i ragazzi realizzano vestiti con materiali etnici per creare legami tra modelli italiani e stoffe africane.  

Le produzioni Kamba
Le produzioni Kamba

La cooperativa un’Altra Storia

La Cooperativa Un’Altra Storia, si occupa dal 2015 dell’ospitalità dei richiedenti protezione internazionale. Il progetto della Cooperativa si sviluppa all’interno dell’ex ospedale San Raffaele, situato nel quartiere collinare genovese di Coronata. Ed è in questa realtà che sono nati diversi laboratori, oltre alla sartoria troviamo l’orto e la falegnameria.
I richiedenti asilo, accompagnati presso la struttura, vengono inizialmente affiancati nell’iter sanitario/documentale e informati sulla proposta educativa e formativa. Il preciso intento è quello di aiutarli con disciplina e continuità a costruire il loro futuro.

La sartoria
La sartoria

Il progetto

A seguito di un anno di formazione, svolto su due livelli, base e avanzato, i corsisti acquisiscono le competenze tecniche necessarie allo svolgimento della professione in autonomia. Da qui nasce il progetto Kamba: una sartoria solidale che vede protagonisti i richiedenti asilo. I borsisti del corso realizzano vestiti con stoffe africane mantenendo un legame con le proprie origini. Una collezione di accessori e capi d’abbigliamento pret a porter e su misura per uomo e donna. A esempio troviamo dalle shopper estive, alle t-shirt colorate, fino agli abiti a tubino, ogni nostro capo è unico perché realizzato interamente a mano.

Le tipiche stoffe wax africane
Le tipiche stoffe wax africane

Gli obbiettivi

L’idea nasce dal desidero di progettare un percorso di crescita che possa fornire ai nostri ragazzi un’autonomia lavorativa spendibile anche al di fuori della comunità. Inoltre la vendita delle loro creazioni al pubblico sostiene non solo i nostri corsi professionali, ma è anche un’occasione d’incontro e di contatto con nuove realtà . In conclusione Kamba non vuole solo essere un posto di lavoro, ma un’utile opportunità per i ragazzi di trascorrere del tempo insieme, imparando e divertendosi.

Fonti:
Pagina Facebook della sartoria
Cooperativa un’altra storia
La voce di Genova
Pagina Instagram della sartoria

Beatrice Bracchi