
Come è nato il progetto
Il progetto Talking Hands è nato a Treviso nel 2016. Partito come un workshop multidisciplinare per ridare dignità a rifugiati e richiedenti asilo attraverso il lavoro e poi diventato un laboratorio fisso. La progettazione è organica, e coinvolge professionisti con competenze diverse. Troviamo designer, modellisti e stilisti volontari, che lavorano insieme ai ragazzi. é un laboratorio permanente di design e innovazione sociale. Il progetto incoraggia i partecipanti a usare l’attività progettuale e manuale come forma di narrazione delle proprie biografie, dei luoghi di provenienza, dei viaggi compiuti e dei propri sogni. Nel corso degli ultimi anni, si è rivelato un importante strumento d’inclusione sociale. Così non solo si apprendono nuove abilità e mestieri che potranno servire in futuro. Inoltre si danno occasioni di lavoro riconosciute, si producono e si vendono oggetti e si partecipa a iniziative di solidarietà .

Perchè Talking Hands
Il nome nasce per lanciare un messaggio, ovvero Mani Parlanti. Se la vita ti ha tolto tutto e non possiedi più niente, neppure un titolo di cittadinanza, questo non significa che qualcuno possa toglierti il desiderio di rimetterti in gioco, di riprendere in mano il tuo destino, esiste una ricchezza tanto grande da non poter essere misurata e che proviene dal nostro vissuto biografico, dai nostri occhi, dalla nostra sensibilità e certamente anche dalle nostre mani.

I protagonisti del progetto
All’interno dei diversi atelier lavorano assieme designer, richiedenti asilo, rifugiati, fotografi, insegnanti, giornalisti, pensionati e volontari che a vario titolo partecipano al progetto. Di centrale importanza è il mix di professionisti e non. Questo per varie ragioni. La prima è la scelta di operare in un contesto che si colloca a metà tra formazione professionale e attività di laboratorio, questo per consentire ai ragazzi di implementare le proprie abilità. In secondo luogo risulta fondamentale la creazione di occasioni di dialogo orizzontale, di operare in un contesto transculturale senza perdere di vista l’obiettivo di valorizzare con i nostri progetti.

Capsule collection Mixtè
La neonata capsule collection si chiama Mixité e fa dell’unicità un vanto. Letteralmente: non c’è un capo uguale all’altro, un mash up di stoffe provenienti da luoghi diversi. Anche con lo stesso cartamodello, il risultato è diverso a seconda della mano del sarto e del tessuto impiegato. Una delle sorprese è che i pezzi della collezione sono double-face e unisex. Da un lato le stoffe wax, dall’altro lato, materiali preziosi provenienti dal Lanificio Paoletti, azienda fondata nel 1795, che da dieci generazioni lavora la lana senza sbiancanti, ne coloranti e a chilometro zero. Il risultato è un prodotto etico ed ecologico.
Fonti:
www.vita.it
sito di Talking Hands
Pagina Facebook di Talking Hands
Beatrice Bracchi
